Dopo L’IMF e la Meloni arriva anche il CEP con delle preoccupazioni sulI’IA e varie soluzioni proposte…

Uno studio condotto dal Centres for European Policy Network (Cep) ha rivelato che circa 20 milioni di lavoratori nell’Unione Europea rischiano di perdere il proprio impiego a causa dello sviluppo rapido dell’Intelligenza Artificiale (IA). Questo impatto non risparmia neppure i lavoratori altamente qualificati, i quali si trovano esposti, secondo questo report, in misura maggiore all’avanzamento tecnologico.

Di fronte a questa prospettiva, i ricercatori hanno proposto misure concrete per prevenire le distorsioni del mercato del lavoro e costruire una maggiore resilienza sociale. Una delle soluzioni avanzate è l’adattamento dei sistemi di sicurezza sociale, accompagnato dalla concettualizzazione di un reddito di base paneuropeo. Quest’ultimo sarebbe finanziariamente sostenibile attraverso la riorganizzazione degli investimenti sociali esistenti e l’introduzione di strategie fiscali innovative.

CEP

L’idea di un Reddito di Base Universale (UBI) ha dimostrato risultati promettenti in vari contesti sperimentali, contribuendo all’occupazione e al benessere delle persone. Tuttavia, mancano prove empiriche complete sugli effetti a lungo termine dell’UBI sugli incentivi al lavoro e su come l’IA possa mitigare la carenza di lavoro qualificato.

Contrariamente alla proposta di una tassa sui robot, ritenuta potenzialmente distorsiva sul mercato, l’UBI emerge come un’opzione più efficace per affrontare le sfide poste dall’evoluzione tecnologica. Funzionerebbe come un ammortizzatore sociale durante i periodi di rapido cambiamento tecnologico, fornendo un sostegno diretto ai lavoratori colpiti.

Tuttavia, gli studiosi sottolineano che l’UBI dovrebbe essere reinventato come una misura di condivisione del rischio collettiva. Questo nuovo approccio potrebbe essere finanziato dagli utili generati dall’IA, considerando ogni cittadino come un “lavoratore AI” che fornisce dati all’industria digitale per il suo funzionamento.

Inoltre, si argomenta che l’UBI non debba essere visto solo come uno strumento socio-politico generico, ma piuttosto come una risposta specifica alle caratteristiche della tecnologia digitale e ai suoi impatti sull’educazione e sul mercato del lavoro. In questo modo, si mira a rendere la società più inclusiva e resiliente di fronte ai rapidi progressi tecnologici e alle sfide geopolitiche che ne derivano.

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CEP

Source: ansa.it, tgcom24.mediaset.it, corrierecomunicazioni.it

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