Bitcoin sarà sostenibile anche dopo l’halving?

C’è appena stato l’halving di Bitcoin e i dati che abbiamo a disposizione al momento non sono sufficienti per darci un’idea oggettiva dei cambiamenti avvenuti immediatamente dopo l’halving o di quelli che avverranno successivamente. Detto questo però, possiamo almeno per il momento parlare di quello che è logico pensare avverrà se alcune meccaniche di mercato rimarranno invariate, e pure del caso in cui dovessero cambiare.


Legenda:

  1. I miners se ne andranno?

2. Il problema dell’accentramento

3. Cosa succederà quando non verranno più minati Bitcoin?

 

1 – I miners se ne andranno?

in caso non sappiate perchè questa domanda è così importante, proverò a spiegarvelo in modo semplice:

Se i miners ricevono come ricompensa un certo ammontare di Bitcoin per blocco (quindi ogni dieci minuti, che fino a prima dell’halving erano 6.25 BTC) per convalidare le transazioni sulla blockchain e quindi mantenerla sicura grazie al loro potere computazionale e all’energia che dedicano alla rete, e per mantenere queste macchine in funzione (compresi impianti di raffreddamento, tecnici altamente specializzati, canoni di locazione, energia elettrica, e i costi dei macchinari che per rimanere competitivi vanno cambiati e aggiornati abbastanza spesso, questo lasciando perdere le tasse) necessita di un continuo afflusso di capitali, provate immaginare cosa potrebbe succedere quando questo afflusso viene dimezzato da un momento all’altro.

Quindi, chiarito questo, rispondiamo alla domanda di cui sopra.

Io sarò schietto, nessuno sa cosa succederà in futuro al 100%, ma in questo caso possiamo dare per scontato che al 99% la risposta sia… no, i miners non se ne andranno.

Certo, alcuni tra di loro non saranno in grado di sopportare la drastica riduzione delle rewards, e saranno buttati fuori dal mercato o assorbiti dai giganti dell’industria, ma questo, se ci pensate bene, non può che essere una cosa buona per Bitcoin e la sua rete, poichè i miners meno profittevoli ed efficienti lasceranno spazio a quelli più efficienti e capaci, rendendo più resiliente e resistente la rete stessa.

Altrettanto vero è che quegli stessi miners dovranno liquidare il loro portafoglio per far fronte alle spese, ma alla lunga, a parità di domanda, il prezzo dovrebbe tornare a salire. Questo poichè data la scarsità intrinseca derivante da questa drastica riduzione della supply minata e quindi dell’offerta vi saranno meno Bitcoin disponibili negli exchange.

Per di più, la difficoltà dell’algoritmo di creazione dei blocchi, all’uscita degli stessi miner non profittevoli, si aggiusterà verso il basso, spargendo le ricompense tra i miner rimasti e lasciando lo spazio per altri miner profittevoli che vogliono entrare nell’industria.

Qui però ovviamente entra in gioco un problema di cui si è parlato molto nella comunità, l’accentramento dei miners e dell’hashpower.

2 – Il problema dell’accentramento

Il problema dell’accentramento dell’hashrate è uno dei problemi più discussi nel mondo di Bitcoin e dei massimalisti, e a mio parere questo è il problema più grosso fra tutti i disastri possibili, ben oltre il quantum computing e la regolamentazione.

Questo poiché l’accentramento dei miners, intendendo la geolocalizzazione degli stessi a livello globale, aumenta esponenzialmente il rischi derivanti da tutti gli altri possibili eventi che potrebbero portare Bitcoin ad essere attaccato con successo.

Prima però di spiegare cosa intendo, andiamo con ordine.

Qui sopra abbiamo una cartina che ci mostra l’accentramento dei miners nei vari paesi.

Come potete vedere per ora gli stati uniti sono in testa con il 37.84% complessivo dell’hashrate.

Ciò vuol dire che se un’attacco alla rete elettrica degli stati uniti dovesse temporaneamente mettere fuori gioco i macchinari connessi alla blockchain, una porzione consistente dell’hashrate verrebbe a mancare in un istante (c’è chiaramente il discorso off the grid e energia rinnovabile, quindi non proprio tutte verrebbero a mancare, ma seguite il ragionamento). Ciò renderebbe chiaramente più semplice attaccare la blockchain, senza contare i possibili problemi secondari non ancora presi in considerazione:

Provate ad immaginare il drop nel prezzo di Bitcoin quando i miners andranno poi a vendere parte o tutti i loro averi per coprire le spese sostenute per i danni alla loro attività, danni che potrebbero aver compromesso anche gli stessi macchinari e gli impianti di raffreddamento

Lo stesso potrebbe avvenire con la rilocazione dei miners in caso di bando di Bitcoin da parte dei legislatori statunitensi, così come avvenuto già diverse volte, di cui l’ultima con il bando della Cina a fine primavera 2021 (poi ritirato e ripreso chissà quante volte da allora e anche prima). 

Non inizio nemmeno con la vendita massiccia che avverrebbe se la blockchain di Bitcoin fosse attaccata con successo da un attacco con quantum computers (o con normali macchine da mining, anche se in questo caso tanto improbabile da non dover nemmeno essere preso in considerazione). Se non capite perché, fatevi questa domanda: terrei ancora Bitcoin se non fosse più sicuro?

Ecco spiegato il motivo per cui ritengo l’accentramento dei miners uno dei più grossi problemi ad oggi esistenti e che rischia di portare la blockchain ad una caduta tanto grave quanto rapida.

In ogni caso, per sapere a che livello di accentramento si trovano gli altri paesi, vi lascio qui sotto una lista dei 15 maggiori paesi per hashrate.

3 – Cosa succederà quando non verranno più minati Bitcoin?


Questa è una domanda a cui tutti vorrebbero avere una risposta precisa.

In realtà tutto dipenderà dall’ammontare di utenti che lo avranno adottato e dal suo prezzo al tempo in cui ciò avverrà. Perchè? Ve lo spiego subito.

I miners non ricevono solo ricompense per la creazione dei blocchi direttamente dal protocollo, ma anche per la convalida delle transazioni che decidono di inserirvi. Ciò ovviamente comporta una certa quantità di profitto data dall’ammontare di richiesta per lo spazio nei blocchi (block space), che ovviamente aumenta esponenzialmente con un maggiore numero di richieste contemporanee, così come già avvenuto alla nascita dei token brc-20 o in altri momenti di congestione della rete.

Queste transazioni possono includere una mancia maggiorata, a scelta dell’utilizzatore della rete, che così facendo ovviamente fa sì che la sua transazione venga scelta tra le altre in quella che viene definita mempool, ossia la “vasca” in cui tutte le transazioni in attesa finiscono prima di essere selezionate dai miners ed essere inserite nei blocchi per essere finalizzate (che hanno ovviamente uno spazio limitato, e che quindi al loro interno possono contenere solo un numero limitato di transazioni).

Quindi, appare logico che all’aumentare del prezzo (e quindi del valore delle fees), oltre che al numero di transazioni, anche il profitto generato dai miners possa salire e rendere la loro attività fruttuosa anche in assenza di reward generate dal protocollo stesso.

Comunque, se siete nati nel 2024 avete una buona possibilità di non vedere mai quel giorno. 

Anche se è una data non propriamente precisa a causa di fattori in cui non entro in merito ora, è stato calcolato che tutti i 21 milioni di Bitcoin saranno finalmente in circolazione solo nel 2140.

Bitcoin sarà sostenibile anche dopo l’halving?

Beh, a mio parere ovviamente, Bitcoin rimarrà sostenibile ancora per un bel po’, soprattutto dato l’afflusso di domanda generato dagli ETF e da mille altri strumenti finanziari che sono tutt’ora in via di sviluppo.


Non considerando poi che la domanda, di dati on-chain, sembra rimanere stabile, e l’utilizzo della blockchain crescente, seppur con alti e bassi tra i diversi cicli, come confermato dal grafico degli indirizzi attivi, ossia quelli che giornalmente spostano Bitcoin.

Inoltre, non prendiamo in considerazione la riduzione continua nel numero dei Bitcoin disponibili presso gli exchange e holdati ad oltranza da quelli che vengono definiti detentori di lungo periodo senza riguardo per il prezzo.

Cosa confermata dal grafico degli active to total address ratio, che ci permette di vedere come diminuisce il numero di utenti attivi se confrontati con coloro che detengono Bitcoin senza venderlo.

Questo è molto bullish a livello di fondamentali, ma se non capite perchè, o in generale la lettura di questo articolo vi risulta difficile, forse dovreste pensare di seguire un corso di altissimo valore (e non scherzo, essendo creato per tutti e della durata di circa 16 ore) sull’analisi onchain, un corso che guarda caso offro tramite l’associazione no profit Crypto Entity Crew.

Vi invito a cercarla online e ad associarvi ad essa per poter aver accesso a questo e molti altri corsi ad un prezzo che non ha rivali (senza contare gli altri molti benefici che la vostra tessera di associato comporta).

In ogni caso, se questo tipo di cose non fanno per voi potete comunque seguirci e avere a disposizione le mie analisi e quelle di altri trader professionisti nonchè influencers gratuitamente tramite i nostri canali divulgativi e i nostri social network.

Joele Novelli

Imprenditore, Direttore Amministrativo e investitore - Analista tecnico, fondamentale e onchain - Crypto Entity Crew
Banksy Bruciato

Grazie per aver letto il nostro Articolo!

Clicca sull' icona per tornare alla home page